Piccola pausa pro riposo mano (ottimizzare la pelle senza usare plugin può causare invalidità… e chissà poi se qualcuno nota la differenza… mah).
In preparazione dei prossimi grandi sviluppi, sto editando le foto dell’ultimo shooting… e intanto il cervello si mette automaticamente in modalità meditazione. Vaga per associazione libera di idee e, saltuariamente, ne passa qualcuna che credo possa essere interessante.

Ad esempio.
Che senso ha fare il fotografo in un’era in cui a nessuno più (o quasi) capita che vengano “scure” le foto?
Una volta che si è smesso (o quasi) di fare cavolate epiche tecnicamente parlando, una volta che si è riusciti a svelare l’ultimo mistero fotoscioppesco, una volta che ci si è riempiti gli occhi fino all’orlo dei vari trend stagionali… cosa rimane, quale nuova sfida si pone dinnanzi al giovine ancello della luce?

Secondo me, a quel punto, la soddisfazione successiva è riuscire a ottenere qualcosa che abbia un significato; rompere le regole, fregarsene dell’oggettivo, progettare e realizzare visioni.
A quel punto, una foto che può sembrare una cagata, mi si passi il francesismo, se riesce a far capire all’osservatore che quello è esattamente ciò che aveva in mente il fotografo, diventa più interessante di un’immagine piaciona ma vuota.
Certo, è un terreno spinoso, giacchè i criteri oggettivi qui se ne vanno a pallino e molto spesso diventa difficile distinguere le cagate punto e basta dalle cagate sensate… come diceva la mia maestra alle elementari, Picasso, prima di darsi al cubismo, ha imparato a fare nature morte.

Inoltre, progettare e realizzare una cagata sensata è abbastanza faticoso.
(devo trovare un sinonimo per il suddetto francesismo, che se no sembro una scaricatrice di porto; eventualmente riediterò il post più tardi)
Richiede un dispendio di tempo, di energie e di risorse economiche non indifferente, di solito inversamente proporzionale al livello di carriera.

Ma la soddisfazione di vedere stampata su carta la propria visione, sublima la fatica.

E’ facile capire quindi che, in questa fase, per far imbestialire il giovine ancello della luce e fargli tirare giù tutti i santi del paradiso uno a uno, sia sufficiente che, dopo un mese e mezzo passato a preparare la sua bellissima e personale visione, quando sembrava ormai fatta, il successo dell’impresa gli venga strappato dalle mani proprio nell’istante prima di toccarlo.

Tutto ciò per dire cosa?
Se vi siete sbattuti come dei cani pastori durante la transumanza per organizzare un servizione epocale (o che a voi sembra epocale; ricordiamoci che stiamo parlando di soggettività) e ciò comprende il noleggio/prestito/uso di una location privata… fatevi firmare una scritturina dal proprietario.

Ogni riferimento a cose e persone è puramente voluto.

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2 Responses to Fotografando si impara…

  1. Monica scrive:

    heheheheheh c’hai ragggione cara! chissà poi perchè non si possa mai aver una botta di fondoschiena! capisco perfettamente la stanchezza (e frustrazione e amarezza e….)che scaturisce da tutto ciò, e meno male che il veder stampati i risultati dei nostri sforzi ci riempie ancora di orgoglio e giuoia, come bravi genitori davanti alle foto del proprio figliolo! altrimenti sai quanti serial killer ci sarebbero in giro?

  2. admin scrive:

    Grazie per la solidarietà Carissima, molto apprezzata… : ))
    Le foto di quel giorno, per compensare, credo le stamperò minimo 50×70… ^_^

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