Il Foto Ritocco nel Ritratto Fotografico

Se avete già letto qualcos’altro qua e là nel blog, vi sarete già imbattuti nelle mie riflessioni rispetto a verità e bellezza, nel ritratto e nell’immagine di sè.

Photoshop, o, meglio, il ritocco fotografico – che, vedremo, esisteva ben da prima che Adobe codificasse il suo famosissimo software – è uno degli argomenti più controversi a riguardo, e suscita discussioni anche nella società contemporanea in generale.

fotoritocco analogico
Dal Complete self-instructing library of practical photography di J. B. Schriever

Fotografia: Realtà o Interpretazione?

Da anni ormai si sentono forti critiche alla manipolazione delle immagini in post produzione, in alcuni casi se non ricordo male fu proposto il ban; più di recente ci fu la proposta di obbligare alla disclosure dell’utilizzo di filtri e manipolazioni digitali post-scatto delle immagini.

Da fotografa, e soprattutto da fotografa di ritratto con un background in fotografia commerciale, ho molta familiarità con le infinite possibilità di manipolazione della fotografia e con gli effetti incredibili che si possono ottenere.

Differenza tra la foto del Big Mac per la pubblicità e un Big Mac di tutti i giorni

Potrebbe essere interessante però, secondo me, scoprire che queste infinite possibilità di manipolazione iniziano molto prima che l’immagine arrivi sul computer (o sul telefonino).

Io sono dell’opinione che la fotografia non sia una rappresentazione esatta della realtà.

Considerate che i fotografi reportagisti convengono solitamente su dei vincoli molto stringenti non solo in post produzione, ma anche in fase di ripresa, proprio per evitare il più possibile che le immagini diventino veicolo tendenzioso di propaganda e/o manipolazione.

Già scegliere cosa includere nell’inquadratura e cosa escludere, significa dare un’interpretazione soggettiva.

Utilizzare un’ottica invece di un’altra, può distorcere completamente ciò che sarà catturato nell’immagine rispetto a ciò che invece è realmente davanti a noi (al netto del fatto che potremmo disquisire anche sull’oggettività dei nostri sensi, ma rimanderei la discussione ad un’altra sede).

Stesso viso, obiettivo e distanza diversi.

Volevo includere un’altra immagine estremamente eloquente, tratta da questo video di Stephanie Lange, in cui si nota molto bene come il grandangolo estremo (percepibile dalla forma allungata della testa), distorca completamente le proporzioni dell’influencer Hannah Polites (in altre foto o reels si vede come il suo corpo abbia in realtà proporzioni molto meno insolite), facendo sembrare appunto testa e seno molto grandi, dando una forma molto curiosa a schiena e pancia e minimizzando totalmente fondo schiena e cosce, ma onestamente è un’immagine che mi disturba molto, perché oltretutto ritrae un momento particolare come quello della gravidanza, e vedere le proporzioni del corpo così distorte mi crea proprio disagio fisico. Lascio a voi la scelta se approfondire aprendo il video o meno.

In questo caso, comunque, la manipolazione avviene in ripresa, dunque l’autrice non sarebbe tenuta a dichiarare che l’immagine è stata ritoccata.

L’Importanza della Consapevolezza

Dunque, a mio parere, la cosa migliore da fare per evitare conseguenze infauste rispetto all’utilizzo sconsiderato di questo potere che ha la fotografia, è educare.

Educare ampliando la consapevolezza delle tecniche, di come vengono usate per scopi di marketing e di persuasione, in modo che ognuno, soprattutto i più giovani, abbiano tutti gli strumenti necessari per navigare la comunicazione moderna e non rimanerne vittime.

Per fortuna oggi esistono sia online che offline infinite risorse fruibili da chiunque voglia approfondire i vari aspetti del linguaggio visivo e acquisire consapevolezza per navigare indenne tra le migliaia di immagini che ogni giorno ci passano davanti agli occhi.

Spero che anche questo articolo possa servire come strumento per approcciare la manipolazione pre e post fotografica (ma anche estetica in generale) con maggiore serenità.

Photoshop nei Tempi Antichi

Abbiamo detto che il ritocco esiste… beh, praticamente da sempre.

Non c’è bisogno che vi dica che, ad esempio, anche la pittura è sempre stata interpretazione. A tal proposito, rimanendo sul ritratto, se volete potete guardare questo video di Karolina Żebrowska, in cui lei immagina come un pittore del ‘700 renda più “gradevole” (per i canoni settecenteschi) una fanciulla che corrisponderebbe invece all’idea di beauty nostra contemporanea.

Ma anche la fotografia, oltre le manipolazioni che è possibile effettuare in-camera, è sempre stata soggetta al ritocco post ripresa, fin dai suoi albori.

editing analogico in camera oscura
Post produzione analogica in camera oscura

Ci sono addirittura manuali editi verso la fine dell’1800, in cui venivano dettagliatamente spiegate le migliori pratiche per approcciarsi al foto-ritocco, gli strumenti e le tecniche (che è sorprendente vedere come non siano cambiate poi moltissimo).

Un Istante fermato per Sempre

Questa locuzione, che forse troverete anche voi un po’ stucchevole, è in realtà, secondo me, il motore di tutto ciò di cui abbiamo parlato finora.

Ed è un concetto che ha sicuramente sia un lato positivo, che un lato negativo: chi non sarebbe d’accordo col fatto che sarebbe un peccato tenersi un brufolino momentaneo su una fotografia che sarà magari nei nostri archivi per generazioni, o sul nostro profilo LinkedIn per mesi?

Allo stesso tempo, però, chi non si sentirebbe ingannato notando che un prodotto di cui abbiamo visto una foto pubblicitaria, si presenta molto diverso una volta nelle nostre mani?

Allora dov’è il limite?

Credo il limite sia dove ognuno lo pone. Per questo penso sia importante aumentare la consapevolezza sull’argomento.

Gli Occhi dell’Innamorato

Sopra mi sono scappati dei dubbi sul fatto che anche ciò che vediamo coi nostri occhi possa essere effettivamente un’oggettivazione della realtà.

Nel ritratto, in particolare, tempo fa, non ricordo di preciso la fonte, avevo letto che, mentre la fotocamera registra un’immagine bidimensionale di noi, di cui percepiamo contemporaneamente ogni dettaglio, quando ci relazioniamo con una persona dal vivo, la nostra attenzione si concentra su un punto del volto di pochi millimetri per volta, quindi non abbiamo mai una percezione completa in cui riusciamo a percepire contemporaneamente ogni poro, ogni segno d’espressione, ogni neo, ogni asimmetria… dunque un foto ritocco fatto con criterio non farebbe altro che restituire in fotografia la percezione di trovarsi ad interagire con la persona ritratta come se fosse davanti a noi.

Mentre pensavo a questo articolo inoltre, continuava a venirmi in mente questo paragone, rispetto a come intendo io la manipolazione dell’immagine e il foto ritocco nel ritratto: quanto cambia una persona ai nostri occhi, quando ci accorgiamo di esserci innamorati. Non solo in termini classici, ma anche quando semplicemente ci accorgiamo che una persona diventa ai nostri occhi interessante per qualsiasi motivo e ci affezioniamo, ci piace stare in sua compagnia.

Eppure è sempre la stessa persona, nulla è cambiato.

Si tratta di percezione.

foto ritocco analogico joan crawford
Joan Crawford fotografata da George Hurrel nel 1931 – ritocco di James Sharp

Ecco, questo è il modo in cui io utilizzo non solo il ritocco fotografico, ma anche la posa, la luce, lo styling, la scelta della lente, i colori, ecc, per restituirvi quella che secondo me è più che la vostra immagine in quel momento: è una sublimazione, un distillato che restituisca l’idea di voi, al di là dei singoli istanti mondani.

Una Consapevolezza Balsamica

Alla stessa stregua, per ragioni più o meno poetiche, vengono considerate e realizzate le immagini dei prodotti e/o delle influencers con proporzioni fisiche impossibili su instagram o tiktok.

Ma la cosa importante è rendersi bene conto che quelle immagini sono appunto la trasposizione di idee, sempre più spesso totalmente avulse dalla realtà e per primo chi le realizza sa perfettamente che nemmeno lui è mai, in concreto, all’altezza delle immagini di se stesso che veicola.

Dunque possiamo, nella vita di tutti i giorni, non esserlo nemmeno noi.

Ma possiamo assolutamente concederci di coccolarci e vederci bene, se, come e quando vogliamo, perché come dico spesso vedersi bene ci fa sentire bene e ciò alimenta un circolo virtuoso per cui ci vediamo ancora meglio e ci sentiamo ancora meglio.

Come Utilizzo Io il Foto Ritocco

Attualmente, il mio utilizzo del foto ritocco è più che altro orientato a rifinire con cura l’immagine.

Il mio approccio dà molta importanza alla perfezione in ripresa, ma spesso ci sono momenti di magnifica spontaneità (che sono poi spesso le foto che preferisco) che non possono essere persi perché una ciocca di capelli è scivolata fuori posto, o la posa è cambiata leggermente ed è meno artisticamente armoniosa o il linguaggio del corpo è meno convincente.

Dunque, dopo la fase di post produzione come completamento al mood delle foto, scegliendo la resa dei toni e dei contrasti, segue un attento lavoro di rifinitura, ispirato all’editing high-end di maestri come Annie Leibovitz, Paolo Roversi e Peter Lindbergh, che completa la cifra stilistica delle immagini e contribuisce a creare quel distillato di cui parlavamo poco fa.

Il foto ritocco nei miei servizi di ritratto è quindi una parte essenziale sia del prodotto che del processo creativo, per questo curo personalmente, con estrema dedizione, l’editing di ogni immagine, perché il risultato sia fedele sia alle intenzioni creative ed interpretative, sia ovviamente alle vostre richieste ed aspettative.

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